“La televisione ha dominato la mentalità e la realtà di mercato in gran parte del mondo a partire dai primi anni Sessanta. La rapida crescita del personal computer dall’inizio degli anni Ottanta ha dimostrato che lo schermo potrebbe anche essere il fulcro di una gamma infinita di prodotti domestici e competere forse con l’industria automobilistica nel sostegno delle economie nazionali”1.
La televisione digitale apre un nuovo modo di essere della programmazione TV.
Nel sistema digitale si trasmette un’onda elettromagnetica che non è copia dell’onda generata dalla telecamera ma un flusso di bit2; mentre nel sistema analogico un’onda elettromagnetica rappresenta più o meno fedelmente l’onda elettrica in uscita dalla telecamera che riprende la scena trasmessa.
Questo nuovo modo di trasmettere rende possibile, oltre all’invio di immagini/suono, anche l’invio di lettere, programmi software, immagini fisse, comandi; il web è l’esempio più compiuto della convergenza digitale: sulla rete suoni immagini e parole sono trattati allo stesso modo.
Oltre a queste funzioni il digitale aumenta la qualità dell’immagine, aumenta i canali accessibili, consente l’interattività con i programmi disponendo di modem, diminuisce le stazioni di trasmissione in quanto serve meno potenza al segnale. Crea uno scontro tra compagnie di servizi internet, di telefonia, di telecomunicazione, tutte in ballo per accaparrarsi fette del nuovo mercato di video-servizi via etere.
La televisione, da semplice captatore di immagine/suono, tende sempre di più verso l’interattività, le sue funzioni tendono a legarsi a quelle del computer, di internet, del telefono portatile; le nuove televisioni possono essere programmate come un computer e anche il computer è in grado di collegarsi alla rete televisiva.
Non credo il computer inghiottirà del tutto la funzione della televisione, ma crescono i prodotti offerti dalla TV, i canali tematici, la pay per view, i video on demand, e crescono di conseguenza le possibilità per una televisione non generalista. Le “scatole idiote” che diffondono programmi imposti al pubblico si stanno trasformando nel più intelligente “ottengo quello che voglio”.
Alla luce dei fatti – come afferma De Kerckhove – esiste la possibilità di una “democratizzazione del medium” ma va al rilento per via dell’attuale establishment di tele-comunicazione, che non vuole perdere potere, e che dovrà prima o poi essere “fatto fuori” da un’informazione che viene anche dal basso.
Oltre a cambiare la televisione, cambia tutto il resto. I chip stanno invadendo non solo i media elettronici ma anche tutto quello che ci circonda, dagli elettrodomestici ai vestiti.
Tutti gli oggetti diventano smart cioè intelligenti, vuol dire che hanno dei micro-chip al loro interno che fungono da veri e proprio micro-computer, quindi si connettono a internet e ad altri oggetti smart, e posso essere guidati a distanza.
Tutto diviene informazione, bit, la rivoluzione del senza/fili e di un linguaggio condiviso crea un universo di oggetti collegati tra loro e comandati – si spera3 – dall’uomo.
Ci sono anche i risvolti negativi, ad esempio veniamo continuamente monitorati da algoritmi a fini commerciali e politici. Senza occorgercene i nostri dati privati (dove andiamo in vacanza, che musica ci piace, chi sono i nostri amici più stretti, cosa compriamo, ecc.) vengono raccolti in database e venduti. Veniamo sfruttati dai big data (facebook, google, instagram), che fanno soldi sulle nostre informazioni private, e le vendono a entità terze di cui non sappiamo nulla.
1 De Kerckhove, tr. it. 2000, p. 63.
2 In informatica e teoria dell’informazione la parola bit (che deriva dall’inglese “binary digit”) è la quantità minima di informazione che serve a discernere tra due possibili alternative, ovvero tra uno dei due simboli del sistema numerico binario, classicamente chiamati zero (0) e uno (1).
3 Ci sono anche lati negativi, come il divenire noi stessi fonte di informazione continua e come l’essere spiati continuamente.