Se con i poemi epici omerici i greci imparavano a vivere e a organizzare la propria comunità, così noi contemporanei con internet, il computer e i mezzi di comunicazione di massa, impariamo allo stesso modo. Una cultura orale ha tutte le potenzialità intellettive di una cultura più evoluta dal punto di vista tecnico. In effetti, il cambiamento sussiste nelle fonti della cultura.

Se prendo un neonato e lo educo attraverso la TV, non è come lo educassi attraverso la poesia. Ma il bambino in questione crescerà ugualmente, più propenso a diverse inclinazioni.

Attraverso le applicazioni del calcolatore, sostitutive di operazioni cognitive, lo spettatore/attore si affida ad un mondo fatto di applicazioni.

L’applicazione copia/incolla opera un concetto semplicissimo di sostituzione o modifica delle posizioni, delle immagini, dei suoni. L’informazione è componibile/scomponibile: può essere modificata e sostituita senza far collassare il suo impiego e funzionamento nel sistema.

Una applicazione copia/incolla esegue una sostituzione e un rimescolamento delle immagini, le informazioni come uno sciame d’api viaggiano unite, ma prendono forme estetiche diverse, e con esse diversi assetti semantici.

L’applicazione copia/incolla rende un’azione, sia essa fatta dall’uomo direttamente o standardizzata in un software.

Se nel novecento si facevano quadri fatti di ritagli di giornale incollati, messi in una cornice, adesso attraverso il multi-media digitale si può scomporre le particelle dell’informazione e ricomporle in una nuova cornice elettronica.

“Ne L’invenzione del quotidiano, lo strutturalista Michel de Certeau analizza i movimenti nascosti sotto la superficie della coppia «produzione-consumo», dimostrando che il consumatore, lungi dall’essere quell’elemento passivo al quale pensiamo, è impegnato in un insieme di operazioni assimilabili ad una veritiera «produzione silenziosa» e clandestina. Servirsi di un oggetto comporta necessariamente una sua interpretazione. Utilizzare un prodotto significa a volte tradirne il concetto. Leggere, guardare un’opera d’arte o un film significa anche sapere operare uno scarto: l’uso stesso è atto di micro-pirateria, il grado zero della postproduzione”1.

La logica dello schermo è fatta di giochi, il grado zero del gioco è l’interpretazione, la prima interpretazione avviene al proprio interno quando lo schermo imprime le immagini sulla retina, è il grado zero della riflessione, successivamente, nella rielaborazione, le immagini dello schermo saranno in qualche modo assimilate, producendo un senso soggettivo.

Posso prendere una forma di qualsiasi epoca, come un concetto, e crearne uno nuovo semplicemente cercando somiglianze, copiando e incollando. Semplicemente con un’unica azione sullo schermo che può esulare dalla semantica.

L’uomo non agisce direttamente sul mondo, ma sulle poche variabili rimaste nel mondo mediato dai calcolatori.

Se progetto una casa, adopero un programma del calcolatore nel quale inserisco solo le variabili, e tutta l’impalcatura tiene – certo posso inserire dei nuovi algoritmi.

Un’informazione che tende a trasformarsi in onde elettromagnetiche consegna un mondo reale tanto quanto quello reale, ma variabile. Un mondo non solo elettromagnetico, ma anche logico, matematico, organico, psicofisico. Un mondo che tende all’immobilità o poltronità del corpo, trasportato nello spazio ma immobile.

I media sono delle meta-variabili, nel senso che una variabile ha molteplici significati e trasformazioni; l’oggetto media è un intero fisico, con al proprio interno molteplici interi elettromagnetici. Lo schermo, per essere più precisi, trasmette se stesso, ma anche molteplici immagini applicabili della realtà. Possono essere applicabili passivamente, come nei media di massa, o attivamente, attraverso un gioco di scambi, anche a pagamento.

L’applicazione copia incolla penetra nei processi più intimi della psiche, nel suo significare più generale è una mescolanza di diverse tribù elettromagnetiche combinate in soggettività on line, nelle quali le variabili hanno un seme univoco, nel senso che la parola è la stessa, ma a differenza delle precedenti culture, la cultura mediata dai media non permette saperi fissi, ogni conoscenza appare sempre dal significato contraddittorio, in quanto appare sempre in forma di tesi e antitesi.

La logica copia/incolla è metafora della cultura dello schermo, una cultura della contemporaneità, esistente solo all’interno dell’immagine elettronica, e sempre in continua catalogazione.

1 N. Bourriaud, Post-production. Come l’arte riprogramma il mondo, Postmedia, 2004 Milano, p. 18