In che modo le informazioni vengono offerte – si potrebbe dire imposte – all’utente?

Risposta: nella cultura contemporanea le informazioni si dispongono in forma di schermo, di ogni genere.

Ricapitoliamo: la cornice è il luogo nel quale si forma una immagine. La cornice taglia una porzione di mondo in entrata e una in uscita. Il supporto determina sempre una porzione di mondo, ogni determinazione è negazione.

Nelle storie, l’uomo racconta se stesso in termini sempre diversi. Le informazioni su speciali operazione tecniche o sugli usi e costumi della comunità nella società orali vengono tramandate in forma di poesia; la poesia è più facile da ricordare, in quanto ha un tempo – o meglio un ritmo – che ne agevola il ricordo. Come Havelock ci insegna: “Caratteristica essenziale della poesia omerica era il costituire in quell’epoca l’unico veicolo di comunicazioni importante e significativo. Essa venne quindi chiamata a fissare e a salvaguardare l’apparato sociale e i meccanismi di governo e di addestramento al comando e all’amministrazione”1. Se nella Grecia antica i messaggi più importanti venivano tramandati in una data forma, nelle culture successive la forma diventa uno schermo di dimensioni variabili.

Questa commistione tra informazione ed estetica, o ritmo – anche prima della nascita del supporto materiale – detta le leggi logiche successive, rendendo all’uomo una modalità semplificata o concentrata del mondo. Il poema epico, nella sua forma estetica – considerata un’opera d’arte – porta con sé l’unico modo di supportare la memoria. La ripetitività della metrica limita il linguaggio e lo libera dalla quotidianità.

Nella regolarità di un linguaggio o di un’immagine, si pone una emissione incorniciante, definibile in un codice, ma ricevuta come un’impressione sintetica della realtà. L’impressione sintetica della realtà, è una narrazione di essa.

Gli stilemi narrativi elettronici sono molteplici, tanto che un artista deve scegliere il medium adatto alla propria arte. ViK Cosic, artista della net.art, dice così del suo inizio: “Ho cominciato scrivendo, ma poi ho sviluppato un atteggiamento molto strano nei confronti della piattaforma che avrei voluto usare. Prima mi viene un’idea, poi decido quale medium è adatto alla particolare circostanza”2.

Sviluppare l’idea di quale medium sia più adatto a esprimere quello che si vuole esprimere è un modo per porsi la domanda teorica su quale tecnica di comunicazione sia più adatta.

Come dice Manovich: “abbiamo bisogno di quella che potremmo chiamare «info-estetica», un’analisi teorica dell’accesso all’informazione, nonché della creazione di nuovi oggetti mediali che «estetizzino» l’elaborazione dell’informazione”3.

L’unione di informazione e immagine non è cosa recente, ma nei nuovi media sviluppa una forma culturale nuova, nella quale l’uomo trova un mondo coerente e del quale fa esperienza. Il problema sta nel processo di decodifica dei dati, che non viene mai alla luce; l’informazione in altre parole si pone come unico referente senza mostrare tutti i filtri che impone all’immagine, né se l’immagine abbia effettivamente il senso che presenta l’etichettatura. Come dicono Daylan e Katz: “Lo sguardo dell’uomo di televisione [il regista o moderatore], aiutando l’evento a sillabare il proprio nome, ne mette in esecuzione il significato”4.

Così si auspica un software in grado di esternare tutti questi processi interni, di posizione del significato. Ma più che esternare i processi interni, è l’uomo a forte contatto con i media che interiorizza il filtro posto dall’interfaccia5.

Lo schermo elettronico crea uno spazio virtuale nel quale figura un database informatico, lo spazio 3D entro lo schermo deve essere riempito dagli oggetti elettronici più svariati, servono per aiutare la ricezione, o per la disposizione di azioni6. Nel proliferare dell’immagine il sovraccarico d’informazione richiede un concetto sintetico in grado di racchiudere una serie di dati, un concetto in grado di trovare le somiglianze e differenze che possono far stare insieme un intero molteplice dotato di senso. Si può arrivare a dire che il concetto non è dato dall’immagine ma dal database che la contiene. (Non dimentichiamo che un database può essere anche un telegiornale o un social network).

Quindi nella fruizione del già pensato, del già visto, l’unica novità sta nel cambiamento della disposizione dei dati, cioè nel cambiamento dello stilema narrativo. In quanto benché ci sia un incremento esponenziale della produzione di immagini, le immagini fruite dalla stragrande maggioranza della popolazione sono perlopiù le stesse.

Sia per il lavoro che per il tempo libero vengono usate le stesse interfaccia, l’omologazione delle immagini si rispecchia nell’omologazione delle azioni cognitive. Le memorie esterne e i possibili modi di narrazione di esse si moltiplicano ma rimangono le stesse; sembra un controsenso ma è così. Se prima c’erano delle narrazioni che presentavano molta descrizione e pochi dati, ora si assiste all’inverso, cioè ci sono molti dati e poche narrazioni capaci di integrare il tutto.

La creazione di nuovi oggetti mediali, finché non ci sarà modo di portare all’esterno il processo di decodifica e imposizione delle azioni pre-ordinate, sarà anche la creazione di azioni automatiche imposte dal supporto. L’uomo sarà costretto ancora per un bel po’ a racchiudere il suo raggio di azione in un software preordinato. Certo anche un gioco elettronico può essere un software pre-ordinato.

Nel linguaggio della televisione i grandi eventi si dispongono attraverso la forma che prende l’immagine. Ogni evento va montato, il senso dell’evento deve essere recepito dal maggior numero di persone possibile. “La televisione non solo attribuisce ruoli ai protagonisti principali e agli spettatori, ma contemporaneamente commenta e glossa l’evento. Più lo spettatore è distante dall’evento – fisicamente e psicologicamente – più la televisione aiuta a “portare a casa” il significato, rendendolo più interessante e rilevante”7.

Info-estetica significa che tutte le informazioni hanno una forma estetica definita, la parola migliore è interfaccia. La storia stessa e tutti i grandi eventi hanno una data forma narrativa: è la forma narrativa dello schermo, che tende ad inglobare la realtà e fissare i suoi codici di lettura. Ogni evento storico non è tale se non viene trasformato in una forma dati in grado di riprodursi all’infinito.

Ma lo schermo ha anche una parte opaca, una parte che non viene filmata, e che non è in grado di rappresentare.

1 Havelock, tr. it. 2001, p. 79.

2 Tilman Baumgärtel, Intervista a Vik Cosic (1997), in www.d-i-n-a.net/vuk-tilman_p.html.

3 L. Manovich, tr. it. 2005, p. 271.

4 D. Dayan e E. Katz, Le grandi cerimonie dei media, tr. it. 1993, p.100.

5 “Se con la GUI l’ambiente fisico è migrato sullo schermo del computer, oggi sono le convenzioni delle GUI che stanno migrando nella nostra realtà fisica. Allora le immagini avranno una etichettatura perlopiù precostituita”. Manovich, tr. it. 2005, p. 268.

6 “Il database diventa la nuova metafora che concettualizza la memoria culturale individuale e collettiva, una raccolta di documenti, di oggetti e di altri fenomeni ed esperienze”. Manovich tr. it. 2005, p. 269.

7 D. Dayan e E. Katz, Le grandi cerimonie dei media, tr. it. 1993, p. 42.