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Un giorno mi chiesi: “Chi siamo? Dove viviamo? Cosa facciamo?”. “Domande alquanto filosofiche”, mi sono poi detto.

Detto fatto: mentre mi ponevo queste domande stavo guardando uno schermo. Ed in effetti passavo molto tempo davanti allo schermo. E gli schermi iniziavo a vederli dappertutto. Così ho iniziato a sviluppare un senso di claustrofobia da schermo. Che curiosamente cercavo di curare attraverso lo schermo stesso. Una cura omeopatica! Cartomanti, maghi, predicatori, telefilm, film, calcio, tennis, giochi elettronici, personaggi famosi, festività, pubblicità, cartoni animati, avvolgevano la mia vita, e la mia esperienza di vita. Ed in particolare i cartoni animati alimentavano il mio desiderio di essere un super-eroe e avere dei super-poteri. I maghi riuscivano a leggere nel futuro, e ci riuscivano per davvero. La pubblicità mi faceva desiderare di essere ricco e di poter comprare tutto. I giochi elettronici sfidavano la mia intelligenza. I personaggi famosi mi facevano capire che se hai i soldi puoi essere felice e avere tante donne. I telefilm mi ripetevano una storia a puntate. Le registrazioni digitali erano la mia biblioteca personale. Nei talk show il mio pensiero si scontrava con quello altrui e io assumevo una visione critica del mondo. Le festività mi vedevano partecipe attivamente tramite lo schermo. Tutto il pianeta mi vedeva attivo e partecipe tramite lo schermo.

Quando tutto ti avvolge e non vedi più la cornice con la quale si presenta la realtà, ma t’immergi a piè pari, allora ti prende anche un senso di vuoto, un senso che richiama alla mente l’esserci della cornice, o l’esserci del corpo.

Semplicemente, tutte la mia quotidianità proviene da un oggetto, da un apparecchio elettronico, un’interfaccia.

In questo modo mi sono accorto che la televisione è un oggetto, o meglio McLuhan ha detto: “il medium è il messaggio”. A questo punto non potevo far altro che cercare di capire cosa fosse questo «medium». Sapevo che la televisione era un medium di massa, ma allora perché – mi chiedevo – nessuno ne parla? Perché soprattutto i filosofi non ne parlano? Loro saprebbero. In Italia il padrone di parte delle televisioni era riuscito a creare il primo partito politico italiano solo attraverso la pubblicità, in tre mesi. Dovevo focalizzarmi in particolare sulla televisione, o dovevo cercare una trama generale che rappresentasse tutti gli oggetti mediali nel loro insieme, ad esempio internet? Dovevo studiare i grandi filosofi? O dovevo riferirmi agli scienziati o agli informatici o agli psicologi? E poi mi toccava di vedere vincere le elezioni in Italia attraverso la pubblicità, attraverso dei fantasmi elettromagnetici; ma se Platone fosse vivo… Cosa direbbe del mondo legato a rete?

La tecnica circonda l’uomo. Nella Babele del segnale elettronico ognuno esprime il proprio sentimento digitale in condivisione. Il segnale elettronico attraverso cui comunichiamo ed agiscono i media elettronici rimane già da sempre variabile, conferendo all’immagine una instabilità di fondo, e lasciando sullo sfondo una parte opaca, che non si lascia catturare.

Nel continuo flusso d’informazione uno stilema narrativo elettronico filtra il mondo e lo pone all’uomo nella propria modalità. Le immagini elettroniche e il modo in cui vengono vissute dall’individuo gli impongono anche delle azioni cognitive preordinate, a cui verrà educato. Ora, questa educazione alla realtà attraverso supporto, perlopiù implementerà nell’utente una logica di fondo, e un modo di essere.

E poi, mi viene in mente una cosa: la televisione, il computer, lo smartphone, l’elettronica in generale, esisterà per sempre. Nel senso che nessuno può pensare che lo schermo sparirà dalla faccia della terra e l’uomo uscirà dalla grotta assaporando l’aria ed il sole non sintetici del pianeta. Lo schermo resterà per sempre. Tenderà a diventare un menù a scelta, un’interfaccia, un social network, ma in particolare rimarrà lo schermo! La tendenza fondamentale del nostro tempo è lo schermo, più in particolare lo schermo elettronico. Che non ha solo funzione visiva/auditiva, ma che inizia a sviluppare l’applicazione del senso del tatto.

Quindi in particolare rilevo una società dello schermo, che copia/incollando il mondo aperto dalla cultura greca, è riuscita ad arrivare a estendere anche il senso del tatto attivamente, arrivando a comunicare e agire a distanza. Qui vedo il punto focale, e la tendenza fondamentale del nostro tempo.