La televisione come la radio ha un assetto verticale, uno parla e molti ascoltano.

Partendo dal concetto della persistenza delle immagini sulla retina umana, il cui principale utilizzo comunicativo era il cinema, si pensò di rendere su uno schermo idoneo – il televisore – un’immagine elettronica. Un altro apparecchio – la telecamera – scansiona e immagazzina le immagini della realtà, poi trasmesse via onde elettromagnetiche ad un’antenna ricevente collegata ad una TV. Su di uno schermo rettangolare di dimensioni variabili si accendono puntini di luce colorati che vengono visti dall’occhio umano come immagini in movimento.

La televisione ebbe uno sviluppo discontinuo. Esisteva già come tecnologia sperimentale dal 1925 – a colori nel 1929. Le prime trasmissioni televisive avvennero in Gran Bretagna nel 1936 ma la televisione cominciò a diffondersi dopo la seconda guerra mondiale. Dopo cinque anni di trasmissioni sperimentali un regolare servizio cominciò in Italia nel 1954. Nello stesso anno si realizzò il primo collegamento in eurovisione. Le prime trasmissioni a colori avvennero nel 1953, ma cominciarono a diffondersi nel 1960 – in Italia nel 1977.

Prima dell’invenzione dello schermo televisivo “tra radio e cinema muto si era stabilita una tacita spartizione di campi. Il cinema era il leader dello spettacolo nello spazio pubblico, la radio dello spazio domestico. L’uno aveva le immagini, l’altra i suoni”1. Ma il cinema divenne sonoro, e il monopolio del senso dell’udito della radio cessò, così come – all’invenzione dello schermo televisivo – anche il monopolio dello spazio domestico cessò; la televisione divenne la regina incontrastata della vita domestica.

Nel 1960 negli Stati Uniti c’erano già 55 milioni di televisori, nel 1980 l’UNESCO ne stimava 500 milioni ripartiti in 137 paesi, venti anni fa erano 2 miliardi.

“Il gradimento popolare della televisione è dovuto al fatto che essa offre una percezione quasi completa. [Al contrario della radio, più difficile da ascoltare] la televisione non affatica, permette di seguire i programmi senza sforzo e senza particolare concentrazione, dando una sensazione di verità e di completezza2”.

La televisione è il medium più diffuso ad oggi conosciuto, ed è anche il mezzo più criticato. E’ una sorta di realtà parallela legata a tutti gli uomini, basta la vista o l’udito per poterne accedere. Può essere usata come radio o si possono guardare solo le immagini. Non ha bisogno di un livello d’attenzione particolarmente alto, può essere usata3 da un solo individuo, ma anche da decine – dipende dalle dimensioni. Collegata ad internet permette di vedere registrazioni di film, programmi o vita vissuta.

E’ l’apparecchio più presente di qualsiasi altro nel pianeta. Quasi tutti i popoli della terra sanno dell’esistenza dello schermo televisivo, anche se molti non ne hanno accesso, l’immagine collettiva di esso è un archetipo di tutte le culture del pianeta. In altri termini la televisione è una variabile presente nei sistemi culturali di tutte le culture che hanno accesso all’elettricità. Svolge funzioni diverse a seconda della cultura in cui è immersa. Può divenire occhio che scruta il mondo in una cultura isolata, o può produrre un manipolo di fans che adorano una divinità elettronica (ad esempio una rockstar), in una cultura dello schermo. A seconda delle culture il modo di interpretare la variabile «televisione» cambia, essa non ha dei canoni di fruizione fissi e dipende dalla coscienza collettiva e dall’estetica di quella cultura, benché si possa dire che perlopiù comunica un mondo simulato e prodotto.

La televisione porta con sé molti cambiamenti nella società, uno di questi è la confusione tra pubblico e privato, fenomeno iniziato con la radio.

Lo spazio domestico si arricchisce delle immagini televisive, che ne diventano parte integrante, fino a diventare indispensabili al pari di una poltrona o di un salotto.

1 E. Menduini, I linguaggi della radio e della televisione (2002), Editori Laterza, Bari 2006, p. 37.

2 Ibidem, p. 37-38.

3 Il verbo «usare» non è quello più appropriato.