Il cervello umano ha costituito la sola memoria a disposizione dell’uomo per centinaia di migliaia di anni, fino a quando con l’invenzione della lingua scritta – prima sotto forma di disegni su roccia trasformatisi poi in codici su supporto variabile – anche la memoria umana ha usufruito di un’estensione.
La scrittura aveva bisogno di un supporto di memoria – argilla, pergamena, papiro, o più recentemente carta. Ovviamente una tavoletta assira di argilla con scrittura cuneiforme poteva contenere poche informazioni, alcune di esse però sono ancora leggibili a quattromila anni di distanza.
La prima «estroflessione»1 avviene con la lingua parlata, successivamente, con la lingua scritta si crea una memoria esterna in grado di assorbire alcuni compiti cognitivi dell’uomo.
Nella contemporaneità dei computer, grazie agli algoritmi, la capacità di elaborazione diventa in parte automatica: “l’intervento cognitivo dell’uomo non è più richiesto nella stessa misura e nelle stesse forme. Vengono dunque estroflesse sia la memoria di massa (incarnata in biblioteche, banche dati, dischi) sia la memoria di lavoro (incarnata in calcolatori isolati o collegati in rete)”2.
Con la nascita del chip per quanto riguarda la memoria delle azioni tecniche, e con il perfezionamento delle memorie magnetiche nel settore della memoria di massa, si stanno raggiungendo delle memorie nel lungo periodo tendenti a superare le capacità umane di caricamento di informazione. Negli ultimi quindici anni la capacità di memoria ha avuto un tasso di crescita esponenziale, quasi del 200% all’anno3. Ma se pensiamo al collegamento via internet di milioni di persone, e a dei programmi che permettono lo scambio d’informazione, già adesso si ha accesso ad una memoria sterminata.
Anche il costo di registrazione tende ad abbassarsi, la questione è se l’accumulo di tutta questa memoria serva all’uomo, o se esso riuscirà a creare dei database in grado di contenere e riutilizzare tutti i dati che ha memorizzato. In taluni casi certamente si può parlare di inutile consumismo dell’informazione.
All’incalzante capacità di memorizzazione viene incontro la difficoltà nel disporre del memorizzato; una volta immesso – il memorizzato – deve anche poter essere ritrovato, di qui l’importanza del database, o di un programma in grado di ordinare e decodificare l’informazione.
Se la memoria delle operazioni tecniche e la grande capacità mnemonica sembrano offrire potenziamenti continui, se ne possono anche ravvedere dei limiti. Per prima cosa al contrario della lunga vita di pergamene e incisioni su argilla, che dopo migliaia di anni sono ancora integre, già adesso non possiamo più disporre dei dati registrati sui vecchi floppy disk. Anche i CD musicali hanno lo stesso problema, la durata dei supporti della memoria in generale si è assottigliata. Ciclicamente bisognerebbe spostare la memoria su supporto diverso.
Le mega-memorie e la connessione via elettricità sono certamente positive, ma nel momento in cui le mega-memorie racchiudono informazioni private, o vengono regolarmente spiate anonimamente da altre mega-memorie, diviene difficile distinguere il privato dal pubblico, e tutto quello che viene connesso via elettricità diviene una memoria unica, pubblica e privata. L’effetto “Grande fratello” è evidente. Non solo, anche quello che è regionale diventa nazionale, come quello che è nazionale diventa internazionale, insomma, non ci accorgiamo che una volta immessi i dati in un database, questi verranno probabilmente ri-utilizzati.
Tutti veniamo continuamente monitorati, soprattutto nei luoghi pubblici, e immessi in memorie che all’occorrenza vengono visionate. L’uomo stesso viene continuamente memorizzato in supporti e trasformato in dati fruibili nei modi più diversi per fini commerciali o politici.
La memoria è direttamente legata al luogo in cui viene memorizzata, e al modo in cui viene successivamente riutilizzata dall’utente o dagli utenti che ne hanno accesso. Il catalogo e l’archivio elettronico diventano un aspetto basilare per la fruizione di queste enormi e complesse banche dati, esterne all’uomo. Le mega-memorie oltrepassano qualsiasi confine spaziale, trovandosi in un ambiente virtuale che tutti possono raggiungere tramite interfaccia.
Raggiungere una mega-memoria talvolta è l’unico modo per raggiungere se stessi, cioè per narrare di sé e del proprio mondo agli altri.
1 “consiste nella rappresentazione esterna al cervello umano, mediante supporti materiali modulati, di quelli che si chiamano variamente concetti, pensieri, idee, conoscenze, informazioni e via dicendo”, in G. O. Longo (2000), p. 111.
2 G. O. Longo (2000), p. 112.
3 Stime trovate in La memoria del futuro, Roberto Saracco, p. 15.
4 “Per strano che possa sembrare, molti studiosi sono concordi nell’affermare che la capacità di dimenticare è altrettanto importante di quella di ricordare. E’ lo sfumarsi dei ricordi che ci permette di ordinare le informazioni a seconda della loro importanza (e valore soggettivo)”. Roberto Saracco, La memoria del futuro, p. 24, in www.elios_media.robertoSarocco.org.
5 Roberto Saracco, La memoria del futuro, p. 65.