Fin dall’antichità si era scoperto la possibilità di creare delle immagini in movimento attraverso la luce. Si era scoperto che se alcuni oggetti che differiscono tra loro gradualmente di forma e di posizione si mostrano successivamente davanti l’occhio – purché siano intervalli brevi e sufficientemente ravvicinati – le impressioni da essi prodotte sulla retina si legheranno tra loro senza confondersi, dando l’impressione di vedere un solo oggetto che cambia gradualmente di forma e posizione. Il cinema non è altro che l’applicazione di questa illusione, sviluppata attraverso l’elettricità e la fotografia.
Edison, l’inventore della lampadina e del fonografo, viene considerato anche l’inventore del cinematografo, che ebbe la sua presentazione ufficiale nel 1894 a New York.
Il cinema è una forma di spettacolo che consiste nel proiettare su uno schermo immagini in movimento. Le immagini, registrate separatamente su pellicola fotografica, vengono mostrate a velocità costante (24fotografie/secondo), superiore alla frequenza di fusione della visione umana: le immagini persistono quindi nel cervello dell’osservatore il tempo necessario per riprodurre l’illusione del movimento continuo. La ripresa si effettua con una macchina fotografica integrata con un meccanismo che trasporta la pellicola dopo l’esposizione di ogni fotogramma. La pellicola reca un’apposita pista (magnetica o ottica) sulla quale viene incisa la colonna sonora del film.
Con il cinema appare una nuova forma di realtà, il cinema propone delle immagini in movimento che narrano delle storie, che di solito presentano una forma narrativa analogica, consecutiva, storica. Sergej Michajlovic soleva affermare: “il dramma si compone in atti, gli atti in scene, le scene nella loro messa in scena; ma nel cinema la scomposizione va ancora oltre: la messa in scena si frantuma in nodi di montaggio, e il nodo di montaggio in inquadrature singole”1.
Il cinema racconta delle storie in movimento, registrate, e diventa in breve un nuovo modo di narrare il mondo, diventa una nuova forma di narrazione tanto complessa e diretta da riuscire a scalzare il monopolio della stampa e della radio.
Il mondo viene impresso nella sottomodalità di una pellicola, che può essere tagliata e incollata a piacere. Il montaggio consiste nella riunione (per incollatura) delle singole riprese del film. Nel montaggio si compone la narrazione, come scomposizione e composizione delle immagini in movimento.
Il codice del montaggio del cinema può essere accomunato al codice binario, entrambi scompongono/compongono qualsiasi genere di realtà, entrambi sono codici universali.
1 S. Ejzenstejn, Lezioni di regia (1958), tr. it., 2000 Torino, p. 26.